Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘anticipazioni’ Category

Ultimi sei estratti da “Spiriti dell’acqua”. Gli autori sono: Cosma Brusco, Rosanna Mutinelli, Vittorio Rioda, Elisa Podestà, Paola Rambaldi e Stefania Zoccatelli

Ad un tratto, la superficie s’increspò e il profilo tanto caro al ragazzo fece la sua comparsa; la giovinetta rimase a fissarlo con un’espressione indecifrabile. Poi mosse le labbra e, quella volta, Mirco ne sentì il canto.
Era intenso e straziante. «Vieni da me, vieni con me», diceva. La voce melodiosa descriveva mondi dimenticati di ineffabile bellezza e prometteva un futuro gioioso, lontano dai vincoli materiali, dove sarebbero stati liberi, per sempre insieme.
Obbedendo a uno sguardo eloquente della fanciulla, Mirco sganciò il braccialetto e lo depose sulle pietre antiche. Quindi si lasciò scivolare tra le braccia umide della Brentella, fino a immergersi completamente. L’ambiente subacqueo filtrava la luminosità opalescente, regalandogli una visione nuova, magica. A qualche metro di distanza, la ragazzina bionda galleggiava con gli occhi chiari fissi su di lui. I suoi gorgheggi lo raggiungevano anche sott’acqua: «Vieni da me, vieni con me».
Da “Notte di mezza estate” di Cosma Brusco

Avvolto dalle tenebre, dopo il terzo rintocco del campanile di Garda, si allontanò dalla strada che portava a Torri, e discese di lato verso la riva.
D’un tratto, gli parve che il silenzio fosse interrotto da sciacquii, risate e gridolini sommessi.
L’uomo si fermò in ascolto, trattenne il respiro, poi si appiattì sul terreno e strisciò fino a raggiungere gli scogli argentei della costa.
Alcune fanciulle, illuminate fiocamente da una luna velata, stavano immerse nell’acqua: chi fino alla cinta, chi completamente, e ridevano e cantavano con voce sottile e vellutata. Alcune di loro indossarono un abito argentato, fino a quel momento steso su una roccia, dalla trama costellata di scaglie scintillanti, che le fasciò come una seconda pelle e si inabissarono nel buio fondale provocando solo una lieve increspatura d’onda dai cerchi perfetti.
Da “Pelle d’argento” di Rosanna Mutinelli

Iniziava una sfavillante giornata di sole e stavamo tranquillamente distese sul prato, brillanti nella radente luce del mattino. Ci muovevamo appena, pigramente, e accarezzavamo con negligenza smeraldini fili d’erba.
I rumori attorno erano smorzati: Il ronzio di qualche insetto lontano, i primi cinguettii di uccelli mattinieri che si incoraggiavano fra loro, lontano il gorgoglio di un piccolo torrente.
«Sarà ora di muoversi?». Disse Stilla con fare noncurante. La sua pelle trasparente, tesa e lucida, pareva riflettere bagliori policromi.
«Non è ancora il momento. Dove hai fretta di andare?». Le risposi con la solita indolenza.
«Non so, questa mattina mi sento particolarmente leggera, mi sembra di volare». Rispose lei.
Da “Ricordi di Ru” di Vittorio Rioda

Ploff.
Cado in una vasca di pietra. Ancora opere artificiali, avrei preferito finire in acque termali non infestate da questi esseri dannosi. Ci sono ancora tante acque curative non scoperte dall’uomo. Noi spiriti dell’acqua andiamo là e passiamo bei momenti. Cantiamo e siamo felici.
Pazienza, poteva andare peggio. Allungo il collo e mi incammino sul pelo dell’acqua in cerca delle sorelle termali.
Curiose si avvicinano a me, flessuose e bellissime, lucenti e allegre, mi accolgono con girotondi e canti. Gli uccelli si uniscono a loro, nonostante infuri su di noi un tremendo temporale. Nessun essere umano intorno. Cantiamo tutte e balliamo, increspiamo la superficie della vasca e facciamo schizzare l’acqua in complicati giochi di spruzzi. Nessuno si accorge di noi, dei nostri schizzi e increspature, sono felici di vedere una loro sorella venuta da lontano. Sono felice anch’io.
Da “Spiriti in vacanza” di Elisa Podestà

La ragazza immusonita dalla storia del pesce si cacciò i capelli nella muta e infilò i guanti. Era istruttrice subacquea, ma non si era mai dovuta immergere alla cieca e appena avanzarono nell’acqua a tentoni, vinta dalla claustrofobia si aggrappò subito alla mano di Lambertini più del dovuto. Il respiro nel gran facciale quando le teste sparivano sott’acqua rimaneva l’unica cosa concreta ad accompagnarli, per il resto dovevano affidarsi al tatto. Nonostante tutto, il giro fortunatamente non presentò particolari ostacoli, a parte la foresta di alghe glutinose che tendeva ad attorcigliarsi alla cintola e alle gambe, e il tappeto di pietre aguzze che la costringeva ad avanzare in punta di piedi. Dopo un quarto d’ora tornò in superficie sfoderando un bel sorriso a uso e consumo dei colleghi, rinfrancata dall’idea di non essere stata da meno di un maschio, ma soprattutto dal fatto che adesso sarebbe toccato a un altro. Ma Lambertini a quel punto, non pago, volle esagerare.
Da “Velut ignis ardens” di Paola Rambaldi

Tanto tempo fa, quando il padre di mio nonno doveva essere appena un bambino, questa casa apparteneva alla famiglia Scoccati. Erano persone molto rispettate qui a Malcesine e avevano un’unica figlia, di nome Anemone. – interpretando l’espressione di impazienza del nipotino, il nonno assentì – Sì, proprio la ragazza della fotografia. Dunque, Anemone era stata molto desiderata dai suoi genitori e, dopo di lei, non avevano potuto avere altri figli. T’immaginerai come la adoravano e la viziavano e, quando fu in età da marito, avevano già pronto per lei il miglior partito. A quei tempi funzionava così, una non poteva sposare chi voleva, eppure, al conoscersi per la prima volta, i due giovani s’innamorarono follemente l’uno dell’altra.
Da “Vuoi sentire una bella stori?” di Stefania Zoccatelli

Annunci

Read Full Post »

Nuovi estratti dal libro “Spiriti dell’acqua”

D’impulso decise di osare, cedendo all’intenso richiamo ancestrale. Un tuffo e fu nel suo ambiente naturale. Il corpo si mosse rapido e in pochi secondi fu lontana dalla costa. Le voci non erano cessate, il riverbero era costante anche nel mare, persino più distinto, come se provenisse dagli abissi.
Presa dalla foga dimenticò tutte le precauzioni che le erano state insegnate nel corso degli anni. Nuotava libera, eccitata, spingendosi lontano, alla deriva.
Da “Il popolo perduto” di Alexia Bianchini

«Queste acque sono salutifere, simboleggiano ciò che Reitia dona agli uomini: in quelle polle d’acqua cela il dono della procreazione e del parto. Fai bene a cercare la sua benevolenza. Non lontano da qui esiste una di queste polle, sgorga un’acqua calda e limpida. Trovala, e avrai trovato dove chiedere alla dea l’aiuto che cerchi». Era una parola, Ostiala non era una che si muovesse molto da casa, non era un mercante, e nemmeno un viaggiatore, non aveva idea di dove si trovasse il luogo santo di cui aveva avuto notizia.
Da “Il quarto parto” di Giuliana Borghesani

Il posto, nella scarsa luce della luna, faceva quasi paura. Sembrava uno di quei giardini all’inglese, un po’ incolti e misteriosi, in cui qualcuno con uno strano senso dell’umorismo si fosse divertito a piazzare delle vasche da centrale elettrica.
Acqua e vegetazione, terra e piastrelle, muffa e marmi, tutto era mescolato in un bianco e nero fumoso e indefinibile. Il risultato dava l’impressione di qualcosa che doveva essere stato moderno, qualche decennio o anche qualche secolo prima, ma che era finito preda di foglie e rami, fango e radici, di una natura strisciante e umida che si era riappropriata di ciò che l’uomo le aveva sottratto.
Da “In un certo senso” di Irene Incarico

«Non ti serve a niente, lei. È una bambina, piccola e stupida. Prendi me e la mia magia». La sua voce è calma e disperata. Sfila il coltello dalla veste e si taglia una ciocca di capelli. La getta in acqua ma quel nastro bianco non affonda. Ne strappa un’altra e cerca di ficcarla sotto un sasso, con l’acqua che le ghiaccia le dita deformate ma i fili bianchi di nuovo scappano in superficie, presi dalla corrente.
«Prendili, vigliacco. Prendi me, ti supplico».
Poi si alza la gonna, si china sul fiume e vi immerge il ventre.
Da “L’acqua ricorda” di Filippo Tapparelli

Mi alzai e mi avvicinai al bagnasciuga. Chi conosce il lago sa che le onde sono talmente lente e pigre che bisogna fare un corso speciale per non evitarle. Una difficoltà maggiore consiste nel non rabbrividire quando ti toccano i piedi, perchè non c’è momento dell’anno che non siano fredde. Quel giorno erano fredde fredde, perciò rabbrividii e saltai all’indietro, facendo poi ricorso a tutto il coraggio che avevo per riaffrontarle e affondarci dentro i piedi.
Da “L’immagine riflessa” di Roberto Bonadimani

Read Full Post »

copertina dell’antologia Spiriti dell’acqua



Pubblichiamo i primi quattro estratti dall’antologia Spiriti dell’acqua:

La ragazza giunse in prossimità di uno specchio d’acqua fumante e i cacciatori si fermarono; a quel punto l’avevano in pugno, avrebbe dovuto arrestarsi per non cadere nell’acqua gelida. Invece rimasero allibiti nel vederla liberarsi della pelliccia e impietriti osservarono la sua candida pelle nuda stagliarsi sull’orizzonte plumbeo, quindi udirono un tonfo lieve e il suo corpo scomparve nelle acque avvolte nelle nebbie.
Da “Acqua antica” di Gelmino Tosi

E quando l’ennesima giornata sembrava sfiorire nell’autocommiserazione e nell’alcool, ecco comporsi nell’acqua un’immagine da sogno. Oltre il vetro della porta scorrevole, oltre il plateatico, stava mollemente adagiata una fanciulla che scioglieva le folte trecce bionde, lisciandosi i capelli sul seno formoso. Era forse una Naiade? Una Eleiade, magari. E da dove gli spuntava quel termine? Possibile che le lezioni di letteratura classica fossero ancora catalogate e dormienti in qualche angolo del suo cervello? Possibile che la professoressa Chirone fosse riuscita a conficcarle così in profondità in lui a colpi di quattro e di terrore vero?
Da “Di zoccole leggendarie” di Enrico “Nebbioso” Martini

Filippo era un ragazzino pelle e ossa di dieci anni, con i capelli di un biondo dai riflessi quasi argentei e gli occhi del colore di un intenso azzurro estivo. A lui i pantaloncini corti di tela quadrettata, con l’elastico che gli facevano aderire la stoffa alle sue gambe secche, rimanevano al loro posto solo perché trattenuti dalle bretelle che, partendo dalla pettorina, andavano ad agganciarsi, incrociate, nei due bottoni cuciti dalla mamma di dietro in cintura, più o meno là dove dovevano trovarsi i suoi reni.
Da “El buso de ‘l Diaolo” di Giuseppe Corrà

Tornato in Europa era stato informato che la donna era morta. Indietro non poteva tornare, i Cavalieri del Santo Sepolcro lo avrebbero condannato. Divenne un cavaliere errante che combatteva per chi lo pagava, ma solo per giuste cause. Il denaro che accumulava gli sarebbe servito per pagarsi l’indulto e fatta penitenza rientrare nei ranghi dei Cavalieri. In fondo perché non avrebbero dovuto accettarlo? Si era sempre battuto con coraggio, era stato tra i primi a salire sulle mura di San Giovanni d’Acri, ferito numerose volte per difendere il Santo Sepolcro.
Da “Il cavaliere” di Arnaldo Liberati

Read Full Post »


Sta per uscire in libreria il numero 5 della collana Quaderni indaco, dal titolo “Il gioiello di Chrono”, che raccoglie i racconti di quattordici scrittori ispirati ad altrettante gemme.
I generi sono assai vari, si va dal racconto di ambientazione storica, al fantasy, dalla storia d’amore dai contorni realistici al crudo reportage di guerra, passando per umorismo, thriller, e horror, anche duro.
Insomma ce n’è per tutti i gusti.
Rispetto alle tradizionali antologie “indaco”, però, nel caso del gioiello di Chrono gli scrittori hanno dato vita a un esperimento letterario sicuramente interessante. le storie, infatti, sono legate tra loro da un filo sottile, a volte impalpabile e sono racchiuse da un racconto cornice, come tante pietre in un’unica incastonatura.

Come spiega Claudio Gallo nella sua prefazione: “Quel lieve eco di classicità richiama la “novella a cornice”, una delle strutture letterarie di più antica tradizione. È un’architettura narrativa di grande fortuna, dalle Mille e una notte al Decamerone di Boccaccio, dal Decameroncino di Luigi Capuana alle Novelle marinaresche di Mastro Catrame di Emilio Salgari. Proprio a questa tradizione ricorre il libro curato da Emanuele Delmiglio, scrittore ed editore che ama, quasi sul modello boccacciano, riunire piccole brigate di autori che si mettono alla prova, scegliendo un tema guida cui fare riferimento. Non fuggono la peste, nemmeno vogliono guadagnare un giorno in più di vita come Shéhérazade, ma semplicemente si mettono alla prova per il piacere di raccontare”.

In attesa di presentare il libro al 48° Mineral Show di Verona, tra il 25 e il 27 maggio, ecco un estratto della prefazione:
«Un gioiello!», esclamò sorpreso e colpito.
«Oh, sì! Ed è prezioso! – la voce era un sussurro simile al sibilo di una serpe – Rappresenta l’Uroboro, la fine e l’inizio, l’eterno ritorno. Sistemando le pietre nella sede appropriata si ottiene un amuleto potentissimo: il gioiello di Chrono».
Ciro era era soggiogato dalla lucentezza del metallo e dal baluginare delle gemme. La voce, poi, continuava a irretirlo senza che lui quasi se ne rendesse conto.
«Ognuna di quelle pietre ha una storia e possiede le caratteristiche degli eventi che ha attraversato. Ci sono forza, coraggio, amore, e anche paura, disprezzo, tradimento. Quattordici gemme, quattordici storie, quattordici capitoli di un unico destino».

Ma ecco l’elenco dei racconti con i rispettivi autori:
Prefazione – Delle gemme letterarie – Claudio Gallo
Prologo – Tempus fugit
Il granato – Granati si diventa – Vittorio Rioda
Lo smeraldo – I semi di smeraldo – Giuliana Borghesani
Roccia carbonatica – Il re confuso – Enrico “Nebbioso” Martini
Lo zaffiro – Madama Trotula – Rosa Tiziana Bruno
La pietra di luna – Pietra di Luna – Rosanna Mutinelli
L’opale – Ariela – Maria Silvia Avanzato
Il rubino – Due occhi nel buio – Arnaldo Liberati
L’acquamarina – Acqua marina – Enrico Buttitta
La malachite – In buona compagnia dei fantasmi – Luca Ducceschi
Il topazio – Non c’è blu senza il giallo e senza l’arancione – Simona Cremonini
L’ambra – Lapis ardens – Filippo Tapparelli
La perla – Rose bianche – Annalisa Tiberio
L’ametista – L’airone rosso – Rossana Massa
L’onice – Protezione – Alessio Valsecchi
Epilogo – Tempus edax rerum

Seguono le schede tecniche e note sulle gemme, a cura di Vittorio Rioda e Daniela Menini
Il gioiello in copertina è una elaborazione virtuale di Andrea Bruni

Per informazioni e ordini: redazione@delmiglio.it

Read Full Post »

Sta per uscire dai rulli inchiostrati il saggio “Disegnatori e illustratori nel fumetto italiano”, che riporta gli atti del congresso tenutosi qualche anno fa a Rovereto, presso il Museo Civico.

“La parola invoca l’immagine e l’immagine la parola. Il segno è un’impronta visibile, un’espressione grafica che evoca qualcosa, così come la parola dà voce alle figure. Il fumetto, o letteratura disegnata, non è pittura, né letteratura. È una forma autonoma di espressione, più che un linguaggio è una lingua che interpreta il mondo. Nulla ormai sembra precluso al suo campo d’indagine: dalla condizione umana nell’antico Bronx alla Shoah, dalla condizione femminile in Iran al degrado industriale di Porto Marghera. La vita e la storia nelle loro molteplici espressioni segnano la stagione della maturità, dell’essere avanguardia culturale. Nel suo straordinario progresso, in poco più di cento anni il fumetto è diventato un punto di riferimento anche per il cinema, per la televisione, per il teatro, per la letteratura e persino per la musica. A lungo ha subito la soggezione delle altre forme espressive, confinato in un bellissimo mondo a parte, regno del comico e dell’avventura, ma limitato nelle sue potenzialità espressive.
Oggi non più, è diventato una forma narrativa per eccellenza”.
(dalla prefazione di Mario Allegri e Claudio Gallo)

Ecco i contenuti:
Introduzione di Fabrizio Rasera, Presidente Accademia Roveretana degli Agiati
L’impronta visibile del disegnatore, di Mario Allegri e Claudio Gallo
Sergio Bonelli: narratore ed editore, di Claudio Gallo
Il “Giornalino della Domenica”: fra modernità e resistenze, di Linda Pacifici
Yambo poligrafo. Tra illustrazione, narrativa e cinema (1908-1911), di Denis Lotti
Vinicio Berti, astrattista classico e/o fumettista?, di Roberto Maini
L’Italia dei piccoli, Claudio Carabba
Le immagini hanno sempre l’ultima parola, di Grazia Nidasio
Con una lametta o uno sgarzino , di Aldo Di Gennaro
Le linee incantate. Tragedia e magia nel segno grafico di Magnus, di Daniele Barbieri
Un’eredità difficile: disegnare Tex Willer, Lucio Filippucci
Il racconto e l’emozione , di Ivo Milazzo
I temi dell’arte nella struttura del fumetto popolare, di Carlo Ambrosini
Dal fumetto all’illustrazione, di Mauro Marchesi
Il linguaggio del comico nei fumetti di Leo Ortolani, di Mirko Tavosanis
L’invasione Manga, di Antonio Serra
Modelli francesi, di Andrea Rivi

Presto in libreria o direttamente presso l’editore Delmiglio (redazione@delmiglio.it)

Read Full Post »

Ultimo appuntamento per la rassegna Giallo d’aprile, venerdì 27 aprile alle 21, presso la libreria Bocù, in Galleria Mazzini a Verona.
Protagonisti della serata:

La collezione delle storie di Antonia Monanni è una sorta di almanacco della cronaca nera degli ultimi anni: storie vere più o meno trasfigurate, storie inventate, storie plausibili. Storie che non rassicurano perché imprevedibili, frutto di quella sconfinata fucina di crudeltà che è la mente umana.

Luigi Bernardi

scrittore, saggista, sceneggiatore, drammaturgo e critico fumettistico italiano.
Vive a Bologna. Ha creato alcune storiche case editrici di fumetti e diretto riviste di settore. All’inizio degli anni novanta, ha iniziato a esplorare il noir italiano e internazionale.
Nel 2000 è stato chiamato a elaborare il progetto della serie Noir di Einaudi Stile Libero, che ha diretto fino ai primi mesi del 2005. Nel 2007 ha ideato il marchio editoriale Perdisa Pop. Nel 2011 ha lasciato il lavoro editoriale per dedicarsi esclusivamente alla scrittura.

In un Salento spettrale, un ragazzino malato viene segregato dal padre nella cantina di una casa costruita ai piedi della tangenziale e davanti uno sfasciacarrozze. Seppellito vivo e costretto a vegetare nella buia umidità della sua prigione, giustifica la sua condizione con la volontà del padre di proteggerlo dopo una brutta storia di Sacra Corona Unita che l’ha visto protagonista. Nella realtà, la Sacra Corona Unita è l’unica famiglia in cui il padre del prigioniero crede ciecamente: per il figlio tenuto segregato e per sua madre c’è solo violenza e, con l’obiettivo di assoggettare completamente le vittime, l’obbligo di sottoporsi a regolari iniezioni di eroina. Soltanto Magnolia, una bambina inesistente, avrà il coraggio di scendere insieme al protagonista nei sotterranei della sua anima. Compagna immaginaria di un dialogo struggente all’interno di una storia al tempo terribile e meravigliosa.

Giuseppe Merico
Nato a San Pietro Vernotico, tra Brindisi e Lecce, nel 1974, vive a Bologna. Redattore della rivista “Argo”, è autore del blog http://www.scrivoleggo.com. Io non sono esterno è il suo primo romanzo dopo la pubblicazione della raccolta di racconti Dita amputate con fedi nuziali (2007).

Read Full Post »

In attesa di incontralo giovedì 19 alle 21 alla libreria Bocù di Verona, ecco una breve bio di Gianluca Morozzi, subito dopo l’incipit del suo “Chi non muore”

Non affezionatevi a me, che tanto muoio presto.
Muoio giovane, come le cantanti tossiche di un tempo. Tipo Janis Joplin. Non so cantare come Janis Joplin e non sono neanche tossica, ma comunque muoio giovane.
E’ vero quel che si racconta, sapete? Quando state per morire, la vita vi scorre davanti. Sono a terra in un fiume di sangue da cinque secondi, forse anche meno, e già ho rivisto i pomeriggi dalla nonna a Francavilla e quel giorno al cinema a guardare Titanic tre volte di fila e l’arrivo a Bologna e la prima volta che sono entrata in sala prove, insomma, un filmino riassuntivo rapidissimo. Manca poco. Tra un istante, ahimè, muoio.
Proprio adesso che ho scoperto chi è che ha ucciso quei ragazzi, otto anni fa. Proprio adesso che ho visto la sua faccia e ho capito ogni cosa, finalmente.
Ed ora come faccio a dirlo a Lucio? Abbiamo fatto tante ipotesi sull’identità dell’assassino, e ora che ho risolto il mistero non posso condividere con lui la soluzione.
Ahi, ahi… il filmino sta arrivando agli ultimissimi ricordi, la festa nell’albergo in montagna. Fine corsa, tra poco. Il nastro si sta riavvolgendo fino in fondo.
Se fossi in un film, prima di morire scriverei un nome con il sangue. Be’, lo farei, se riuscissi a muovere una mano. O anche solo un dito.
Invece le mie mani, le mie dita, il mio corpo, sono insensibili e distanti. Il mio corpo, a questo punto, non sembra più mio.
Ora la mia vita l’ho rivissuta per intero. Siamo arrivati all’attimo in cui ho capito tutto, subito prima che il coltello mi spaccasse il cuore. Per cui, sob, ci siamo.
Sono sdraiata sul pavimento, e mi spengo.

Se solo fossero vere le ultime parole di Mizar…
Se solo lui, adesso…

Oh, ecco. Adesso arriva il buio.
E dopo il buio, quel che accade non lo so.

L’autore

Gianluca Morozzi è nato a Bologna nel 1971. Ha esordito nel 2001 con “Despero” (Fernandel) e ha raggiunto il successo nel 2004 con “Blackout” (Guanda). Ha scritto quattordici romanzi. L’ultimo uscito è “Chi non muore” (Guanda, 2011)

Read Full Post »

Older Posts »