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Inquieto e tenebroso Nordest

ovvero, lo spirito della collana “Quaderni Indaco” attraverso la prefazione a “Melissa e dintorni” di Claudio Gallo.

Sull’esistenza e la plausibilità di una narrativa fantastica italiana si è discusso molto. Si è infatti frequentemente sostenuto – ha scritto Fabrizio Foni ­– che “il fantastico italiano abbia prodotto poche opere e che nella maggior parte dei casi costituisca qualcosa d’altro, di alieno rispetto ai modelli europei e americani, e che solo saltuariamente abbia mostrato davvero elementi spaventosi e perturbanti”.
Ma così non è. Così non è mai stato.
Un’ampia gamma di ricerche, di documenti, di saggi, di antologie hanno dimostrato quanto questo genere letterario sia amato e diffuso nel nostro paese. Autori importanti, case editrici, riviste popolari hanno pubblicato testi di letteratura di genere, fantastici, “orrorifici” provenienti dal mondo anglosassone, francese, tedesco… e romanzi e racconti originali italiani.
La discussione, invece, è stata più contenuta e poco si è ancora detto sulla tradizione letteraria fantastica nel Veneto, nonostante sin dall’Ottocento, e per tutto il Novecento, il Nordest sia stato una piccola fucina di letteratura fantastica.
Elementi narrativi, sperimentazioni, suggestioni, per fare qualche esempio, si ritrovano in Fogazzaro, Buzzati, Parise, Svevo. L’opera di Emilio Salgari nel suo insieme è sottilmente pervasa di elementi fantastici. All’inizio dello scorso secolo, scrittori minori, come il veronese Luigi Motta e il vicentinio Anton Ettore Zuliani, avevano compilato testi immaginari, straordinari, fantascientifici. Lo scrittore trevigiano Gugliemo Stocco aprì le pagine della rivista da lui diretta, il popolare e diffuso “Giornale Illustato dei Viaggi” dell’editore Sonzogno, a Poe, Wells, Bierce. Un vicentino illustre, Gian Dauli, tradusse per primo The Time Machine di Wells e introdusse sulla quella stessa rivista il grande Jack London, i cui romanzi furono poi pubblicati dalla sua piccola e coraggiosa editrice: La Modernissima. Qualche anno prima, un veronese, Achille Tedeschi, aveva già fatto conoscere sul prestigioso “Il Secolo XX”, dell’editore Treves, i racconti di Wells, combinandoli con quelli fantastici di Egisto Roggero e di Oberto Marrama.
Non possiamo nemmeno trascurare le suggestioni di Venezia, musa letteraria di un’infinità di testi fantastici italiani e non. Se ci è permesso estendere il nostro sguardo dalla letteratura scritta a quella disegnata non possiamo dimenticare le prove di due grandi fumettisti come Hugo Pratt, artefice di un fantastico solare e magico, e Dino Battaglia, di uno inquieto e tenebroso.

Questa esperienza si incrocia con quella più recente del noir italiano.
L’area triveneta moderna, devastata da un forte sviluppo industriale, dal dissesto del territorio, dalla nascita di una periferia degradata estesa, è terreno fertile per l’affermazione del noir che consente un cambio completo di sguardo rispetto alla tradizione investigativa precedente (assassinio, indagine, individuazione del colpevole…). Il noir è intriso di umori, di punti di vista, di sensazioni, di atmosfere, di toni cupi e l’esito finale non è scontato: la verità non coincide con la giustizia. Il “fumettista” Paolo Bacilieri, originario di Molina, ha ambientato le storie di Barokko tra un’edilizia commerciale e industriale anonima, triste e grigia, evitando i centri storici del Nordest, così amati e conosciuti. A questa metropoli diffusa veneta che lambisce la “Padania” il padovano Carlotto ha dedicato non solo noir, ma anche un libro d’indagine.

È l’altra faccia del nostro mondo, quella che nessuno vorrebbe conoscere, quella che la gente per bene ignora, che quando cala la notte genera violenza, dissoluzione, amoralità, risvegliando inquietanti forze oscure e misteriose.
Come ben scrive Fabio Giovannini, a noi “interessa più un noir o un neonoir che non si limiti a mettere qualche simpatico investigatore sulle tracce di camorristi e politici corrotti, ma qualcosa che ci anticipi, ci sconvolga nella sua capacità di portare all’estremo quello che l’autore, lo scrittore, lo sceneggiatore colgono nel reale”.
Questa “piccola” antologia dimostra che è possibile contaminare il noir con il fantastico: un tentativo ambizioso e originale al quale abbiamo voluto dare un nuovo colore, quello crepuscolare dell’indaco, in cui le ombre che popolano la notte della nostra terra ci aiutano a indagare e a conoscere il demone che alberga in ognuno di noi. Claudio Gallo

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