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Posts Tagged ‘delmiglio’

l'alba-di-arcadia-COP-rLa porta sul fantastico

di Luca Crovi

Emanuele Delmiglio è un uomo che ha sempre amato aprire la porta sul fantastico. E questo suo romanzo è la conferma della sua passione per mescolare realtà e fantasia. Una passione coltivata nel tempo leggendo le storie di Richard Matheson, Ray Bradbury, Stephen King, Fruttero e Lucentini, Dino Buzzati. E sicuramente questi autori potrebbero essere dei perfetti riferimenti per la storia di mistero che state per leggere. Come potrei tranquillamente citarvi anche Robin Cook e Michael Chrichton per i riferimenti al mondo della medicina e della tecnologia biologica.

Può esistere una nuova Arcadia? Cosa è stata in realtà quella vecchia? Perché l’uomo da sempre ha il disperato desiderio di inseguire il sogno dell’immortalità?

Sono stati in tanti gli autori di fiction che hanno cercato di esplorare questo argomento. Potrei citarvi Norman Spinrad con il suo “Jack Barron e l’eternità” ma potrei anche parlarvi del ciclo della “La donna eterna” di Henry Ridder Haggard, così come potrei consigliarvi di riguardarvi il film “Highlander” di Russell Mulcahy.

Posso solo assicurarvi che leggendo il romanzo di Delmiglio vi troverete ad esplorare una zona ai confini della realtà allo stesso tempo meravigliosa e terribile.

Non preoccupatevi di dover inscatolare questo romanzo in un genere predefinito, le etichette vanno sempre troppo strette a certi libri. E certi romanzi vanno goduti più che studiati. È per questo che ho condiviso in pieno quello che mi raccontò durante una lunga intervista notturna Richard Matheson: “Sono convinto che uno scrittore che ragiona per generi sia fuori strada. Forse i lettori avvertono la necessità di distinguere gli scrittori in base al genere, di inserirli in comode nicchie ma io ho sempre cercato di scansare quest’operazione. Ho scelto appositamente di scrivere romanzi che contenessero elementi noir ed elementi horror e proprio in quel discorso indicai che È talmente facile saltare da un genere all’altro che si può ambientare una storia d’amore su Marte come se si trattasse di un romanzo di fantascienza e che si può viceversa ambientare quella stessa storia d’amore nel buon vecchio West ed ecco che si è scritto un western oppure si può dislocarla in Transilvania ed ecco che si è scritto un romanzo dell’orrore! L’idea stessa di costringere uno scrittore entro confini predefiniti mi è aliena.”

Quindi non preoccupatevi di che tipo di romanzo è quello che ha scritto Emanuele Delmiglio, apritelo e cominciate ad esplorarlo. Troverete spalancata la porta sul fantastico.

Attenzione che vi sarà difficile richiuderla e ritornare alla realtà. Ed è questa la forza di un romanzo quando appassiona i lettori, impedire il loro il ritorno alla quotidianità e costringerli a riprendere in maniera continuativa il loro viaggio.

Ricordatevi che quello proposto da Delmiglio potrebbe durare tutta l’eternità.

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A una seppia supponente

D’umiltà molto carente

Si rivolse il saggio merluzzo

Come noialtri hai un pessimo puzzo,

seppia spocchiosa e puzzolente!”

 

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Il foulard

sfocatafoulardEntrò prima lei.

Il foulard a colori sgargianti mascherava il cranio glabro. L’ombretto turchino combatteva con l’abbronzatura, avendone la meglio.

Sembrava euforica, sorrideva a tutti, tra un fuggi fuggi di sguardi imbarazzati.

Lui la seguiva stanco.

Il viso tradiva trascorsi da pugile, oppure l’abitudine allo scontro con la vita. Non sorrideva. Forse avrebbe voluto farlo.

Una volta seduto prese a tener d’occhio la tovaglia. Spostò i bicchieri, dispose in ordine alcuni grissini, spazzò via le sue stesse briciole.

Lei sprizzava energia e appariva impaziente di fare le ordinazioni. Lui annuiva con accurata convinzione.

Non saprei dire se il fare della donna fosse il risultato d’una imminente e attesa guarigione o il frutto di menzogne pietose. O ancora se la consapevolezza di uno stato compromesso avesse acceso in lei una sorta di ingordigia verso la vita.

Lo sguardo dell’uomo era una maschera. Un lampo d’amarezza gli attraversò gli occhi, così velocemente da farmi dubitare della mia immaginazione.

Il quadro strideva.

Più di tutto, fu l’atteggiamento dell’uomo a spaventarmi.

Quella gentilezza. Oddio, quella gentilezza.

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Marco si chiuse la porta della cameretta alle spalle e sospirò: il piccolo Giacomo era a letto e se ne sarebbe stato buono. Forse non avrebbe dormito, ma quale bambino dorme la vigilia di Natale?

Scese le scale senza fare rumore e arrivò alle spalle di Giorgia, sua moglie, intenta a riordinare, abbracciandola.

«Ti aspetto di là», le sussurrò.

Si profilava una calda serata ad impacchettare doni da disporre sotto l’albero, tra un bicchiere di brulè e un vecchio film in bianco e nero, di quelli che si vedono solo in queste occasioni e che ti lasciano l’anima gonfia di commozione e amore per il prossimo.

Dopotutto, perché non godere del clima natalizio, dolce come sciroppo, puro come zucchero a velo? Con l’inizio dell’anno si possono sempre smaltire sentimenti e grassi in eccesso con un po’ di autocontrollo, senza troppa fatica.

«Papà, papà…», la voce del piccolo superò di poco quella di Frank Sinatra, in Tv.

«Dormi, Giacomino – disse Marco senza neppure alzarsi dal divano –  altrimenti Babbo Natale non viene».

«Papà, vieni a vedere, vieni…». La vocina eccitata non sembrava affatto voler smettere.

«E va bene, vediamo che c’è». Rassegnato ad affrontare un fantasma nascosto sotto il letto o uno gnomo dispettoso acquattato tra l’armadio e l’attaccapanni, Marco salì tranquillamente le scale ed entrò nella cameretta.

Giacomo, issato su uno scatolone di giochi, se ne stava alla finestra e indicava fuori, verso l’alto.

«Papà, è Babbo Natale, vieni a vedere».

«Certo, cer…». La voce gli mancò improvvisamente come se il fiato avesse perso la forza per uscire dalla trachea, mentre il sorriso condiscendente lasciava il posto a un’espressione ebete.

Stagliata contro il drappo nero e senza stelle di quel nuvoloso Natale, a una trentina di metri sopra i tetti, la sagoma illuminata dal chiarore della civiltà non poteva essere confusa con nessun’altra: tre coppie di renne, complete di imponenti corna, la slitta sovraccarica di doni e, soprattutto, la figura vestita di rosso dall’enorme barba bianca e dallo sguardo sorridente.

«Porc…». Marco chiuse gli occhi, poi li riaprì.

Giacomo non aveva dubbi, sorrideva felice, non stava nella pelle.

«Marco, hai visto…».  Giorgia aveva fatto irruzione nella camera e ora se ne stava bloccata in mezzo alla stanza, ansimando.

«Cosa… cosa diavolo…».

«Càlmati, adesso. – Marco cercava di essere rassicurante – Respira e tranquillìzzati. Cosa vuoi che sia? Sarà l’ultima trovata della Coca Cola, invece del solito spot…».

«No! No! È Babbo Natale, quello vero». Giacomo protestava a gran voce: come osavano contaminare il suo sogno con la loro stupida e banale realtà?

«Vado a vedere». Marco si infilò un vecchio giubbotto e i doposci e si diresse all’esterno della villetta, seguito dalla moglie, un po’ titubante, che teneva in braccio Giacomino, avvolto in una coperta.

L’aria era fredda e il giardino ghiacciato scricchiolava sotto i suoi passi, mentre si dirigeva verso la bassa siepe tra piccoli cumuli di grigia neve residua.

Anche il suo vicino era uscito. Marco smise di guardare a bocca spalancata verso l’alto soltanto il tempo sufficiente per fargli un cenno con la testa.

La slitta volteggiava leggera nel drappo nero della notte, senza fare rumore.

La gente si riversava fuori dalle abitazioni in una lenta ed attonita processione.

«Ehi, ce n’è un altro!», disse una voce non identificata, ed era vero: qualche centinaio di metri più a nord, proprio sopra la chiesa, c’era un’altra slitta, con un altro Babbo Natale.

«Come mai sono due?», chiese Giacomino.

«Magari ce ne sono tanti, sennò come fanno ad accontentare tutti i bambini?». La spiegazione di Giorgia non faceva una grinza, o almeno al piccolo parve sufficientemente credibile.

Marco era stordito.

D’accordo, il fenomeno si poteva spiegare in molti modi, magari di lì a poco una voce suadente avrebbe pronunciato qualche slogan sulle note di Jingle Bells; oppure, si trattava di una strampalata gara di paracadutisti.

«Ma dove accidenti sono le funi, o i paracadute o gli elicotteri o… qualsiasi cosa li faccia star su?».

«Esatto, dove sono?». Marco pensava di aver parlato tra sé e trasalì alla voce del vicino.

«A meno che non si tratti davvero di Babbo Natale… Ne abbiamo parlato per anni senza crederci, e adesso…». Giorgia cercava di rompere la tensione, ma il suo commento irritò Marco, che la fulminò con uno sguardo del tipo: “Ma–che–Cristo–vai–blaterando?”.

«Nevica in città?». A questa voce tutti si girarono a guardare a valle, verso l’agglomerato urbano che si stendeva alla base della collina e le cui luci si distinguevano benissimo. Non si capiva, invece, cosa succedesse nel cielo, che sembrava muoversi come un drappo di velluto nero scosso dal vento.

Cominciò a soffiare un vento gelido e le nubi scure si mossero, lasciando che la luce lunare risolvesse il mistero: innumerevoli slitte erano sospese a varie altezze sull’intera superficie della città, ciascuna con le proprie renne e il proprio conducente, tutte uguali.

Marco deglutì, scoprendo di aver lasciato la bocca aperta e la mandibola penzoloni.

«Saranno migliaia…». Il vicino non era meno stupefatto di lui.

«Saranno … forse decine di migliaia… o più…».

La gente, immaginava Marco, sarà scesa per strada e avrà riempito la città, proprio come capitava nella loro piccola frazione.

Nel frattempo, leggere come pagliuzze in una boccia di vetro, le slitte scendevano e scendevano.

Il silenzio era rotto solo dal vento e dall’abbaiare di cani, in lontananza.

Il cielo sopra la città era letteralmente gremito di Babbi Natale.

Improvvisamente, un piccolo lampo, poi un altro e un altro ancora.

Il cielo si illuminava a chiazze, minuscoli flash apparivano e scomparivano in rapida sequenza, come le fiammelle degli accendini a un concerto rock.

Marco guardò verso l’alto: il “loro” Babbo Natale era a pochi metri da terra, si poteva distinguerne il viso rubizzo, i pomelli rossi, lo sguardo benevolo. Ecco cosa mancava: il fiato.

Chiunque, o qualunque cosa fosse, non respirava.

In quel momento, i musi delle renne parvero contrarsi, la pelle si squarciò aprendosi e rivelando, all’interno, una serie di cilindri di metallo cromato.

Nessuno ebbe il tempo di avere paura o di ritirarsi in casa.

“Lo dicevo che non esisteva…”, pensò quasi con sollievo Marco, pochi istanti prima di essere fulminato.

(Tratto dalla raccolta “Ultima uscita”, Il Riccio Editore, 2002)

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Dove dormono Diabolik ed Eva quando sono a Milano?

Semplice: al 19 di via Masaccio, e precisamente al quinto piano dell’hotel Melià Milano.

È qui che si trova, infatti, una lussuosa camera dedicata all’eroe negativo che vanta da quasi mezzo secolo una foltissima scia di estimatori.

Gli arredi scelti, tutti di altissima qualità, sono stati disegnati sullo stile del fumetto e realizzati da maestri mobilieri italiani (da notare la testata del letto in vera pelle di coccodrillo).

Nonostante l’ambientazione sia di gusto retrò, ispirato con raffinatezza agli anni ’70, nel rifugio del principe dei ladri abbondano le apparecchiature elettroniche avveniristiche, un mix che colpisce e affascina.

Per gli appassionati che volessero pernottare nella stanza – sempre che il proprietario non sia in casa, naturalmente – c’è una ulteriore chicca: all’arrivo, nella hall dell’hotel, dove troneggia la mitica Jaguar E, verrà consegnata ai graditi ospiti un  fumetto dedicato a Diabolik, tra le cui righe si celano gli indizi per scovare il tesoro (o meglio la refurtiva) abilmente nascosta nella camera. Una caccia al tesoro che regalerà agli arguti solutori la possibilità di vincere dei premi.

Tocco finale, dato che il nostro anti-eroe è un amante del lusso e della bella vita in ogni particolare, il raffinato ristorante del Melà Milano offre uno speciale menù Diabolik. Abbiamo avuto l’onore di gustare i ravioli al nero di seppia con gamberetti, accompagnati dal Prosecco preferito dalla diabolica coppia: una squisitezza in salsa noir!

Gentilissimo padrone di casa, il direttore Nicola Terlizzi, protagonista della collana Excellence Book, ci ha accompagnati in questo fantastico tour nel mistero.

Riguardo l’hotel: http://www.melia-milano.com/it/index.html

In attesa della vostra visita in questo luogo cult, ecco alcune immagini.

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Davvero bella la serata di venerdì 20 luglio, alla presentazione di “Spiriti dell’acqua” alle terme di Giunone.

Tanti gli amici e il pubblico presenti, oltre le aspettative.

Al ritrovo, Lucia Raimondi ci ha deliziato con un brindisi a base di Valpolicella classico della sua Villa Monteleone, dopodiché siamo partiti per un tour della struttura termale, con la presentazione di Francesca e la guida del presidente Marcello Lovato, non prima di aver ascoltato il saluto dell’Assessore alla Cultura del Comune di Caaldiero.

Escursione tra storia e leggenda, con una prima tappa di lettura alla “Ciaegheta”, ovvero la vasca dei poveri, dov’è ambientato il racconto di Giuseppe Corrà. La voce stentorea ed espressiva di Tiziano Gelmetti ha interpretato un frammento del racconto.

Al termine del tour, ci siamo trovati tutti seduti attorno alla “Brentella” ad ascoltare i racconti e i brani musicali scelti da Andrea Wegher. Per iniziare, il bravo musicista ci ha sorpresi con una interpretazione della colonna sonora de Il signore degli anelli.

Infine, mentre il sole calava oltre la cortina di piante secolari, il gruppo si amici ed appassionati si è ritrovato a festeggiare a tavola.

Ecco alcune foto dell’evento, in attesa della prossima occasione!

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Sta per uscire in libreria il numero 5 della collana Quaderni indaco, dal titolo “Il gioiello di Chrono”, che raccoglie i racconti di quattordici scrittori ispirati ad altrettante gemme.
I generi sono assai vari, si va dal racconto di ambientazione storica, al fantasy, dalla storia d’amore dai contorni realistici al crudo reportage di guerra, passando per umorismo, thriller, e horror, anche duro.
Insomma ce n’è per tutti i gusti.
Rispetto alle tradizionali antologie “indaco”, però, nel caso del gioiello di Chrono gli scrittori hanno dato vita a un esperimento letterario sicuramente interessante. le storie, infatti, sono legate tra loro da un filo sottile, a volte impalpabile e sono racchiuse da un racconto cornice, come tante pietre in un’unica incastonatura.

Come spiega Claudio Gallo nella sua prefazione: “Quel lieve eco di classicità richiama la “novella a cornice”, una delle strutture letterarie di più antica tradizione. È un’architettura narrativa di grande fortuna, dalle Mille e una notte al Decamerone di Boccaccio, dal Decameroncino di Luigi Capuana alle Novelle marinaresche di Mastro Catrame di Emilio Salgari. Proprio a questa tradizione ricorre il libro curato da Emanuele Delmiglio, scrittore ed editore che ama, quasi sul modello boccacciano, riunire piccole brigate di autori che si mettono alla prova, scegliendo un tema guida cui fare riferimento. Non fuggono la peste, nemmeno vogliono guadagnare un giorno in più di vita come Shéhérazade, ma semplicemente si mettono alla prova per il piacere di raccontare”.

In attesa di presentare il libro al 48° Mineral Show di Verona, tra il 25 e il 27 maggio, ecco un estratto della prefazione:
«Un gioiello!», esclamò sorpreso e colpito.
«Oh, sì! Ed è prezioso! – la voce era un sussurro simile al sibilo di una serpe – Rappresenta l’Uroboro, la fine e l’inizio, l’eterno ritorno. Sistemando le pietre nella sede appropriata si ottiene un amuleto potentissimo: il gioiello di Chrono».
Ciro era era soggiogato dalla lucentezza del metallo e dal baluginare delle gemme. La voce, poi, continuava a irretirlo senza che lui quasi se ne rendesse conto.
«Ognuna di quelle pietre ha una storia e possiede le caratteristiche degli eventi che ha attraversato. Ci sono forza, coraggio, amore, e anche paura, disprezzo, tradimento. Quattordici gemme, quattordici storie, quattordici capitoli di un unico destino».

Ma ecco l’elenco dei racconti con i rispettivi autori:
Prefazione – Delle gemme letterarie – Claudio Gallo
Prologo – Tempus fugit
Il granato – Granati si diventa – Vittorio Rioda
Lo smeraldo – I semi di smeraldo – Giuliana Borghesani
Roccia carbonatica – Il re confuso – Enrico “Nebbioso” Martini
Lo zaffiro – Madama Trotula – Rosa Tiziana Bruno
La pietra di luna – Pietra di Luna – Rosanna Mutinelli
L’opale – Ariela – Maria Silvia Avanzato
Il rubino – Due occhi nel buio – Arnaldo Liberati
L’acquamarina – Acqua marina – Enrico Buttitta
La malachite – In buona compagnia dei fantasmi – Luca Ducceschi
Il topazio – Non c’è blu senza il giallo e senza l’arancione – Simona Cremonini
L’ambra – Lapis ardens – Filippo Tapparelli
La perla – Rose bianche – Annalisa Tiberio
L’ametista – L’airone rosso – Rossana Massa
L’onice – Protezione – Alessio Valsecchi
Epilogo – Tempus edax rerum

Seguono le schede tecniche e note sulle gemme, a cura di Vittorio Rioda e Daniela Menini
Il gioiello in copertina è una elaborazione virtuale di Andrea Bruni

Per informazioni e ordini: redazione@delmiglio.it

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